Il percorso può essere uguale all'anno precedente, ma come sempre, ogni edizione porta con sé aneddoti e piccole storie raccolte a bordo e lungo la strada. Ne ho messi insieme alcuni.
1. La piedistorica mancata
Mi accorgo che mancano 5 minuti al via, mi affretto per andare a cambiarmi. Guardo il parcheggio e vedo il mio furgone - quello con dentro la mia bici e il mio abbigliamento, quello che doveva seguire il corteo per raccogliere le frecce - che è già partito.
Stava anticipando il gruppo per portare del personale a presidiare un punto del percorso.
Urla e rincorsa disperata, per fortuna completata con successo. Altrimenti invece di una ciclostorica avrei dovuto fare una piedistorica.
2. Il massaggio cardiaco
Mi avvisano: "C'è stato uno che ha forato ed è rimasto indietro".
Mi fermo, faccio inversione per tornare indietro a vedere la situazione. Nel frattempo altri mi dicono che bici e ciclista sono stati recuperati dal carro scopa.
Quando arriva il furgone scopa mi affianco per sincerarmi che sia tutto a posto. Abbassano il finestrino e nella parte posteriore vedo il ciclista impegnato in energiche manovre a stantuffo.
Probabilmente stava solo gonfiando la ruota, ma sembrava stesse facendo un disperato massaggio cardiaco per rianimare l'amata bici. Mancava solo il "Libera!" per dare la scossa risolutiva ed eravamo a posto.
3. "Liberooo, sono liberoo!"
Prima della partenza giro tra le bici. C'è un bel tandem di marca francese, noto un filo del freno anteriore leggermente sfilacciato e penso dubbioso: "Funzionerà? Riuscirà a frenare?".
Durante il giro mi affianca proprio la coppia in tandem chiedendomi quando ci sarà la discesa: in occasione di una brusca frenata hanno rotto il filo del freno anteriore e, per controllare il mezzo in sicurezza, nei tratti veloci la signora - giustamente molto preoccupata - scende e sale sui mezzi al seguito, lasciando il marito da solo sul tandem.
L'operazione viene ripetuta più volte. A Sommacampagna, in occasione dell'ultima discesa di giornata, mentre recupero verso la testa del gruppo, sento il mono-tandemista annunciare giubilante al mondo intero:
"LIBEROOO, SONO LIBEROOO!"
Fortuna che il mezzo al seguito che trasportava la consorte aveva i finestrini chiusi, altrimenti non so se avrebbe finito integro il giro.
4. La volata non competitiva
All'arrivo mi avvisano: "Uno è caduto in volata!".
Cavolo, questa non ci voleva proprio. Possibile che in una ciclostorica, dove non c'è nessuna classifica o premio per chi arriva primo e che ha come sottotitolo "manifestazione NON competitiva con bici storiche", ci sia da accelerare come dannati quando si vede l'arrivo?
Una caduta dopo 46 km e 800 metri, a 200 metri dalla conclusione, su un tratto diritto. Ma come si fa?
Vado a vedere sperando non sia nulla di grave. Mi rassicuro un pochino vedendo il ciclista avanzare a piedi portando la bici a mano. È lo stesso del massaggio cardiaco sul furgone scopa.
Mi spiega che avendo per sicurezza tolto i puntapiedi, alzandosi sui pedali gli è scivolato il piede, ha perso l'equilibrio ed è andato a sbattere - fortunatamente schivando dei paletti e a velocità già ridotta dalla frenata - contro un muro.
Gli ho chiesto più volte se aveva bisogno dell'ambulanza e mi ha risposto sorridendo di no. Solo una piccola ammaccatura alla bici, al fisico e al morale: visto cosa gli era capitato una volta in volata da agonista, questa l'ha sentita come una carezza.
5. Baita degli Alpini
Chiusura alla Baita degli Alpini. Il presidente della sezione di Dossobuono ci accoglie e fa un piccolo discorso di apertura.
Nell'annunciare il menù del pranzo sbaglia a indicare le pietanze e viene immediatamente rimandato nei ranghi dai cuochi, che prendono saldamente in mano la situazione e iniziano a sfamare la ciclistica folla radunata a festeggiare la chiusura della ciclostorica.
Come deve essere.
6. Quelli a 6 km da casa
Dopo il pranzo mi attende Michele, mio cognato - tra l'altro uno degli sponsor della ciclostorica - per recuperare il pacco gara che aveva lasciato sul furgone.
Mi offro di accompagnarlo a casa, caricando la bici sul furgone, per evitare - dico io - eventuali problemi meccanici dell'ultimo minuto.
Lui mi guarda sorridendo. È un randonnista consumato, di quelli veri: quest'anno si è fatto il Giro della Sicilia, la Alpi 4000 e svariate 200, 300, 400 km.
Mi fa: "Cosa vuoi che siano 6 km?".
Vado a casa tranquillo. Alla sera mi dice : "Lo sai che tornando a casa ho forato?".
Mi sa che gliela ho proprio tirata io.
Morale: la ciclostorica non finisce all'arrivo. Finisce quando sei a casa e con la bici in garage.